Peter L.T. Pirolli, Information Foraging Theory: Adaptive Interaction with Information, Oxford University Press, USA 2009 (pp. 204)

Peter Pirolli è ricercatore presso il PARC (Palo Alto Research Center), sede in cui ha iniziato i suoi studi sull’interazione umana. Dottore di ricerca in psicologia cognitiva, Pirolli ha orientato la sua attività all’analisi dell’interazione uomo-macchina dal punto di vista antropologico, concedendo un taglio innovativo alla ricerca del settore.

Negli ultimi dieci anni, le scienze sociali e del comportamento si sono spesso interrogate sul rapporto che intercorre tra l’utente internauta e il reperimento delle informazioni in Rete, senza mai domandarsi però come l’uomo interagisca anche analiticamente con la macchina. Tutti i motori di ricerca ci consegnano una moltitudine «staggering», barcollante, di risultati, cioè le centinaia di migliaia di risposte possibili a un semplice quesito, a una semplice parola digitata dall’utente a mo’ di ricerca. Ma nessuno, ancora, riesce a dirci come le persone abbiano navigato un determinato sito, come abbiano interagito con il menu di un portale (o come se ne siano servite), quale contenuto abbiano utilizzato o scelto come più utile e funzionante. Va da sé che con il termine informazione dovremmo comunicare non soltanto il significato di un dato, ma indicare anche un contenuto e un determinato elemento – o strumento – di una pagina web. Gli utenti, che Peter Pirolli definisce «informavòri», cioè coloro che cacciano e che sono divoratori di contenuti, si muovono nel web alla ricerca della loro preda secondo delle linee di comportamento ben definite e probabilmente modellate su schemi ripetuti che rientrano appieno nell’esperienza collettiva e nella linea dell’inconscio. Per agevolare i cacciatori è quindi necessario studiare il loro ambiente, le loro abitudini e fornire al tempo stesso degli strumenti sempre più perfezionati per il reperimento e la ricerca di quelle tracce che li possono indirizzare verso la loro preda preferita.

Come si comporta una persona alle prese con un contenuto da cercare in internet? Quali sono gli stratagemmi più conosciuti e applicati nel cyberspazio? Lo studio di Pirolli, astutamente intitolato Information Foraging Theory, cerca di dare delle risposte scientificamente provate alle questioni, illustrando con taglio antropologico come le persone interagiscano con il Web e quali siano i comportamenti nel procacciamento dell’informazione. A dispetto dei modelli tradizionali di analisi, che indagano sui sistemi di apprendimento e sulle operazioni che sono compiute col browser, la teoria di Pirolli mette a fuoco le modalità con cui l’utente ricerca i contenuti. Information Foraging Theory raccoglie una serie di studi e approfondimenti che muovono dalla Adaptive Information Interaction, disciplina che indaga su come le persone adattino l’ambiente cibernetico alle proprie esigenze.

Nella parte introduttiva, l’autore si sofferma sul «methodological adaptationism» su cui è basata la sua Teoria, con significative somiglianze al metodo biologico, in posizione diametralmente opposta ai metodi psicologici comunemente utilizzati in questi ambiti di ricerca. La IFT è frutto della sua insita abilità di mutuare metodologie, metafore, modelli e tecniche dalle teorie biologiche del foraggiamento: in sostanza, si tratta di una declinazione di quest’ultima in ambiente dell’informazione e dell’interazione tra l’uomo moderno e i contenuti.

Con Information Foraging Theory, l’autore imposta dunque un’analisi innovativa nell’ambito delle scienze umane e cognitive, per certi versi opposta a quella di un’altra figura di riferimento dell’attuale generazione di ricercatori in ambito d’interazione uomo-macchina, BJ Fogg. che si sofferma invece sulle armi persuasive presenti in Rete. Quest’ultimo, infatti, si sofferma sulle armi persuasive della Rete, con cui cerca di “trattenere” con sé l’utente, mentre Pirolli indaga su come l’internauta struttura e sfrutta l’organizzazione del sito web al limite per controllarlo.

Il testo si presenta come un valido strumento di approfondimento anche per chi (aziende o privati) si interessi di usabilità, cioè del calcolo e dello studio sull’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con cui gli utenti raggiungono determinati obiettivi. È dunque utile il taglio antropologico di Pirolli: Internet viene considerato non un mezzo ma un ambiente da vivere, da consumare e da adattare alle proprie esigenze, di rapidità, di comodità e di familiarità. Il concetto base è quello di traccia informativa: l’utente si muove nell’ambiente alla ricerca di segni presenti nella Rete, che può seguire per raggiungere il proprio obiettivo, cioè la conquista dell’informazione o del contenuto. Con Information Foraging Theory, Pirolli cerca di colmare un vuoto d’indagine e di metodo presente da anni nelle ricerche delle Scienze psicologiche, poiché, come dice l’autore, «la propensione umana di raccogliere e di servirsi di informazione per conformarsi ai problemi (e bisogni) nel mondo è fulcro della natura stessa che spinge gli uomini a essere considerati una specie di “informavòri”, cioè una specie affamata di contenuti pronti a essere raccolti e conservati come modo per capire e vivere il mondo».

Il saggio presenta una prima parte dedicata all’introduzione dell’IFT, analizzandone i tratti peculiari e il suo rapporto con il metodo biologico (capitoli 1 e 2). Segue l’analisi contenuta nei capitoli successivi (3, 4 e 5), in cui si affronta il comportamento della ricerca dell’informazione nel Web, soffermandosi dunque su una prima applicazione pratica del metodo, con la sua trasposizione dal mondo naturale a quello virtuale. Vengono inoltre descritte le problematiche più comuni e i principali schemi conoscitivi degli utenti alla ricerca delle informazioni. Il sesto capitolo è dedicato  al modello conoscitivo computazionale, con particolare riferimento al sistema Scatter/Gather (tecnica informatica di trasferimento di dati da parti diverse della memoria del computer), mentre i successivi si occupano di paralleli piuttosto complessi tra altre tecniche di natura informatica e le loro probabili applicazioni al comportamento umano durante il procacciamento di informazioni. Importante e di sicuro interesse non solo accademico sono gli ultimi capitoli, che riportano alcuni principali risultati di sperimentazioni della ricerca e le linee guida per il proseguimento della stessa, verso una sempre maggiore consapevolezza delle dinamiche comportamentali che regolano l’uomo immerso nell’ambiente del Web.

Pirolli presenta un saggio piuttosto complesso, ricco di dati risultato di ricerche e sperimentazioni pratiche, che richiede una certa propensione al ragionamento e necessita della conoscenza almeno basilare non soltanto di concetti tipicamente antropologici, biologici e in parte psicologici, ma anche di fondamenti matematici e statistici.

Lorenzo Denicolai

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